Una riflessione sul lavoro Parte II

Chiarito che considero il lavoro (così come comunemente inteso) come una sorta di, nella migliore delle prospettive, male necessario, e nella peggiore, ma essendo questa la descrizione attinente della realtà, come un vecchio residuo della schiavitù che viene conservato in modo infingardo nella società attuale, (la quale dovrebbe liberarsene, come di altri, giacché non si attagliano più allo stato attuale della nostra civiltà e sensibilità) è manifesto che vantarsi di “farsi il culo”, come comunemente si dice cercando la polemica, diventa assurdo e risibile.

Lavorare molto non è, infatti, equivalente ad essere molto produttivi, e neppure operosi, e non si traduce direttamente in una dimostrazione di mancanza di indolenza personale e quindi in una “virtù”.

Vantarsi è sempre di cattivo gusto, ma è anche comprensibile, in momenti come l’attuale, il voler ristabilire certe posizioni parlando di sé e chiarire la realtà a chi, innescando il tipico ricatto del senso di colpa, attacca affibbiando a ciascuno le “responsabilità” di scarsi risultati personali puntando sull’incapacità propria di ciascuno invece (come sarebbe corretto) che su quella di chi dovrebbe pensare ad organizzare le situazioni collettive (politica).

Competere tra insoddisfatti a chi è stato più applicato, virtuoso, produttivo, e nonostante ciò sofferente, nella vita, avendo ricavato poco dal suo impegno, è solo un’altra riproposizione della solita “guerra tra poveri”. Si tratta di persone che fondamentalmente sono nella stessa posizione e dovrebbero appoggiarsi a vicenda, ma che invece si odiano e attaccano, dando sfogo a rabbia comprensibile ma mal indirizzata, dimenticando chi è il loro vero oppositore. Incredibile constatare che persone potenzialmente intelligenti cadono in questo vecchio e scontato piano; sintomo del fatto che “l’intelligenza pura” non è una caratteristica così determinante nelle decisioni corrette, e meno che mai lo è l’erudizione.

Quando, come è capitato, qualche politico cialtrone se la prende con intere generazioni tirando fuori le solite banalità errate che si usano oggi a sostegno di insulti belli e buoni che non andrebbero fatti passare impunemente, e per esempio si dice: “dove ci presentiamo con certa gente in Europa” o a “competere” con spauracchi “come la Cina” (che paura!) e tutta questa serie di fesserie che vorrebbero condannare una intera massa di “sbandati”, si dovrebbe rispondere a tono. Per dirla chiaramente si dovrebbe essere assolutamente spietati e violenti con escrementi tipo Martone e molti altri come lui. Soggetto che, sia detto, ancora appare nelle tv del paese (per questo ne parlo) con la sua aria da saccentello, visto che purtroppo nessuno gli fa passare quella smorfietta odiosa e parassitaria con un bel, sonoro ceffone.

Il fatto è che le capacità delle persone del globo, nei grandi numeri, sono piuttosto analoghe, questo non è un pregiudizio è la realtà, ma anche lo fosse sarebbe un pregiudizio che per lo meno ha la buona ripercussione di bandire dalle ciance da bar (tv) il razzismo, ultima delle idee spregevoli.

Un politico, ammesso che un povero deficiente figlio di papà come il suindicato Martone di merda possa definirsi tale, non deve puntare il dito sulla sua popolazione lanciando accuse farneticanti e spaventandola, non dovrebbe lanciare accuse neppure su quella parte di popolazione che non ha dimostrato (per le ragioni che siano e che potrebbero essere molto diverse) di essere particolarmente brillate (studenti fuori corso e varie) ma il suo lavoro (precipuo, per cui è sonoramente pagato) sarebbe solo quello di estrarre dalla massa dei cittadini (e nei loro interessi) il massimo del potenziale. Dirigendo!

Non è affatto utile un politico che umili e attacchi la gente per la quale lavora, facendo scivolare su di loro le incapacità che la “sua” classe (di amministratori) ha dimostrato in anni di assenza ingiustificabile. Le scelte sbagliate di ciascun cittadino, abbandonato a se stesso, privo di una pianificazione da seguire, di alternative chiare, obiettivi che deve essere la politica ad indicare, non possono che essere affibbiate alla politica stessa. Sono gli amministratori della cosa pubblica a dover decidere quanti politologi, ingegneri, medici, scultori, cineasti, avvocati, etc. servano nel futuro del paese, e cercare di veicolare le risorse dello stesso e il suo potenziale in modo tale che l’efficacia (e il benessere comune e personale) crescano. Dare a ciascuno il suo ruolo!

Ruolo che evidentemente è pervertito oggi se devo constatare (vantandomi della mia superiorità rispetto ad altri al fine di ristabilire posizioni usurpate e dando pan per focaccia al violento e tirannico usurpatore) che s’è dato modo di avere una vita agiata a cagne di ogni tipo (come Gelmini, Carfagna, Minetti) per farla breve si è riusciti a far fare la vita da milionari persino a soggetti che hanno formulato riflessioni profonde quali: il tempo vola e la vita poi è una sola. Qui è tutto sottosopra, ormai nella “continuità” non si può raddrizzare nulla!

Consideriamo pure che oggi come oggi si pretende di non pagare gli “sfigati”, ma anche di pagare ingegneri preparati come gli ultimi operai! Roba da forca! E segno che il problema non è personale.

Piuttosto che soggiacere a tali atrocità è preferibile la galera, è preferibile la risposta violenta ad altrettanta e più odiosa e becera violenza organizzata, e la soluzione non è certo la “guerra tra poveri”, gli attacchi sui social network o qualunque altra cazzata possa servire a dare sfogo a una legittima frustrazione. È patetica la conseguente competizione a chi è più s’è “fatto il culo” e cioè a chi è più servo e accetta passivo tale situazione intollerabile.

W la forca, w la rivoluzione! Lo dico con estremo rammarico, ma purtroppo nel 2014 siamo ancora a questo stadio delle cose, a dover esigere con la minaccia ciò che dovrebbe essere concesso senza questioni, pacificamente.

(Visited 46 times, 1 visits today)