Una Storia di Scacchi (Appendice)

Mi sono reso conto di non essere stato del tutto corretto: ho tagliato la storia precedente in un modo un po’ parziale, confesso. E con questa appendice voglio fare ammenda.

Per quanto mi piaccia ricordare il mio amico nei suoi epici trionfi, a onor del vero, o per lo meno di completezza, va pure detto che era per indole anche nefasto e disastroso in certe circostanze. Innanzitutto beveva troppo; nonostante fosse razionale, intelligente, e maturo, a volte mostrava di albergare inspiegabili tendenze che finivano per forza di cose ad essere autolesioniste, e pareva posseduto da un coraggio al di là della portata della sua taglia, e che sfociava perciò, e abbondantemente, nella temerarietà.

In quella storia, le prime dieci partite le vinse, le ultime due iniziò a giocare senza regina, anche perché era uno sbruffone, un guascone, e ad ogni trionfo celebrava con un cicchetto, che vista la sua taglia contava per tre. All’undicesimo match –e non riuscii a capire nemmeno come e quando avvenne- la posta in gioco era inopinatamente salita: se il tipo avesse vinto una sola partita, avrebbe potuto prendersi la rivincita che preferiva. Mi misi un palmo in viso, prevedendo il peggio. La tredicesima partita la perse, perché fece una mossa illegale, per quanto stava sbronzo. E si beccò immediatamente una coltellata sul palmo di una mano, che rimase inchiodata al tavolo con una delle posate a seghetta del posto.

Tolse il coltello da solo, come se non fosse successo poi niente di che, era un tipo notevole; gli porsi dei tovagliolini per tamponare l’emorragia. L’atmosfera era cambiata istantaneamente, da lieta a funerea, nessuno rideva, regnava un silenzio imbarazzato; l’esecutore del “bel gesto” s’era già pentito, ma solo perché la sua popolarità era strapiombata drasticamente. Se ne andò con i suoi amici, simulando una assai poco convincente boria, di lì a un minuto.

Il ferito riprese in mano la situazione, forse il dolore, per quanto anestetizzato, lo aveva svegliato, era di nuovo in grado di parlare in modo coerente e due minuti dopo tutti ridevano e lui teneva banco come al solito. Non volle andare all’ospedale, disse che una stigmate sulla mano sinistra gli avrebbe ricordato a darsi una regolata in futuro. Ma non gli giovò molto, purtroppo.

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