“Una Taverna Senza Pretese”: dove Onestà e Sincerità sono la Prima Cosa

Il mio locale, vedete, non si trova proprio al centro centro della parte antica della città; rispetto alla piazza principale c’è da camminare un po’ se volete venire da me. Prima del ponte, dopo la statua.

Mica tanto, dieci minuti. Il palazzo è antico, eh! Ma non è di quelli prestigiosi, e forse un po’ si vede, se uno ci ha occhio… È vecchio, ci sarebbe da restaurarlo. L’intonaco per esempio cade a pezzi. Io non ci posso fare niente adesso come adesso.

Ho aperto da un bel po’ d’anni, le cose non sono mai andate veramente alla grande, faccio cucina casareccia e birra alla spina, ma all’inizio, dopo aver ingranato si campava, ora, ora, ora… no. Forse la mia è una formula un po’ antiquata, stantia, lo ammetto, la gente vuole cose nuove, ma io li avviso eh! Ce lo ho pure scritto sulla porta: “Il locale è vecchio”.

Non è che voglio scoraggiare, ma essere sincero, non appena entrano glielo dico subito, ai signori clienti: “Signori, se siete venuti per qualcosa di speciale è inutile che vi sedete, qui si fanno cose semplici, alla vecchioddio, con permesso! Magari cercate qualcosa di diverso e io non sono all’altezza per voi, è meglio che andate in centro che là sono più chic”.

Quelli del centro veramente e dirla papale papale sono dei filibustieri senza ritegno, ma non parlo male dei colleghi dinanzi ai clienti. Ci ho etica io!

La metà dei clienti se ne va! Forse pure di più! Si guardano tra loro, si sentono un po’ in imbarazzo ad uscire così, senza consumare, brava gente, ma io li incoraggio, che non si facciano scrupoli! Vadano, vadano pure! Eh! Lo sapevo io che non cercavano quello che avevo da offrire! Sono contento di averli avvisati, la soddisfazione del cliente è la prima cosa!

Se poi invece di sedersi da me finiscono da un ciarlatano, beh, affari loro, e della coscienza del ristoratore truffaldino! Io non ci voglio avere niente a che fare.

Qua si fa l’impossibile per far sentire il cliente a proprio agio, io ce la metto tutta per essere il più gentile possibile, ma sono proprio un timidone di mio… E poi forse la mia voce, la sentite, her herm, non aiuta, è roca per il tanto fumare, cavernosa, mi chiamano Polifemo da una vita, anche se il mio locale si chiama “Una Taverna Senza Pretese” tanto per essere onesti.

Sono nato in una famiglia modesta, magari sono brusco quando parlo, non lo so, ma è perché un po’ mi vergogno. Nonostante so’ tanti anni che lavoro col pubblico. Uno mica cambia.

Allora ho preso una cameriera, russa, per addolcire l’ambiente, si chiama Olga, fa un buon lavoro per carità! Ma è fredda come il cemento sovietico e quando è in sindrome premestruale non si regge proprio. Se ci capitate ve ne accorgete subito, v’assicuro. Altro che “pregiudizi”! non è maschilismo, lo dice proprio lei… lo ammette!

Dovrei cambiarla, lo so, per gli affari, ma non me la sento di cacciarla, ci ha pure una bambina piccola… come faccio a metterle in mezzo a una strada? Che è pure mezza sciancata dopo l’incidente in motorino!? Che siamo animali?

La bambina sta spesso da noi, non ha un padre… Glielo avrò detto mille volte a Olga di non farla girare per i tavoli. E che succede? Arriva la finanza e pensa che la piccola sta lavorando senza contratto e all’età di sei anni!

Ma ti pare che io faccio lavorare una creatura di sei anni? Dico! Ma niente! Mi fanno la multa! Tanto non gliene frega niente della bambina, gli interessa solo di spillare soldi, gli interessa, è un pretesto!

Io le davo il vassoio ogni tanto per farla divertire un po’, povera stella, e lo strofinaccio, sta sempre in mezzo a vecchi… E niente! Mi sono pure beccato una multa. Bastava che non girava tra i tavoli, no? Era tanto difficile?

Lei s’è messa a piangere, povera creatura, l’hanno spaventata, con tutte quelle domande, aggressivi, dovevate vedere che atteggiamento. La mamma non sapeva più dove guardare per l’imbarazzo, ma io ho detto di non pensarci! Che diamine! Un incidente di percorso può capitare!

Ho venduto l’orologio d’oro di mio padre e ho pagato la multa! Che era salata eh! Non ci si pensa più! E pazienza, tanto non la mettevo mai quella vecchia cipolla, per paura di perderla… è come non averle le cose. No? Se non le usi.

Il locale potrei dire che è bello, anzi forse… dovrei dirlo, sicuro ha potenziale, per quello lo presi, ma voglio essere sincero fino in fondo, io lo avrei voluto rifinire in altro modo, ma poi i soldi, la crisi, il fatto che con la voce roca e la cameriera un po’ stronza, la gente spesso e volentieri non ritorna, non ho sufficiente clientela fissa per fare migliorie e indebitarmi, anzi ho dovuto tagliare su tante cose e adesso, così come è pare un po’ anni settanta, un po’ da ospedale, tribunale, mette un po’ di tristezza.

Almeno a me mette un po’ di tristezza, se dovessi scegliere un posto dove passare il tempo non sarebbe la mia taverna, tanto per essere chiari. Magari a voi clienti piace, ci sta gente che m’ha fatto i complimenti, eh sì! Retrò! Vintage… Ma quelle croste alle pareti, le ho appese solo perché me le ha regalate un amico che faceva il pittore.

Non lo volevo offendere e le ho crocefisse un po’ ovunque, era depresso e quando veniva si rincuorava a vederle, ma non sono scene proprio da locale, da birreria, tutti diavoli, inferni, se guardi bene ci sono pure una marea di cazzi e vagine nei dipinti. Boh! Per fortuna non ci si capisce niente, la gente non le guarda con attenzione. Poi lui s’è suicidato, ma mi dispiace ora di toglierle.

Il bancone lo volevo in noce, alla fine a un’asta giudiziaria ho preso questo in formica… a prima vista inganna, ma se lo tocchi ti rendi conto che è formica impiallacciata.

Mia moglie è in cucina, povera donna lavora tutto il santo giorno; santa donna, ci ha pure una certa età; l’ho sposata nonostante avesse dieci anni più di me perché mi faceva pena, gran lavoratrice, ma dimessa, bruttina; io pure, con un occhio di vetro, sovrappeso, dove andavo? Meglio in due, no? Ci abbiamo riso su e ci siamo sposati. Forse avrei potuto metterla in altro modo la proposta di matrimonio, ma che mi dovevo inventare? Se sento il dovere di essere sincero al cento per cento con il cliente, figuriamoci con mia moglie! No?

È una donna molto pulita, certo una volta puliva meglio, ora proprio non ci arriva a fare tutto come un tempo, tra la schiena che le fa male, i ginocchi che non si piegano. E poi soffre di iperidrosi dice il medico (che per la cucina non è il massimo, se friggi…) e così poco a poco il grasso si va accumulando tra le piastrelle, sul pavimento.

Che ci devo fare? Tanto quella roba non ammazza nessuno! Quante storie si fanno oggi…

Tra una cosa e un’altra stiamo nel locale quasi tutto il giorno! Carica qua, scarica là, aspetta uno, aspetta l’altro… tutti ai comodi loro! E per che cosa? Per pagare le tasse! Ecco per che cosa! Ve lo dico! A forza di mungerci non c’è rimasta altra opzione che fare dei tagli! Come si fa ad andare avanti? Li fanno tutti, eh! Solo che io non ho paura a confessarlo, non ho nulla da nascondere, io!

Ah gli altri non lo dicono, ma ve lo assicuro fanno pure peggio di me! Da me non è mai morto nessuno! Mai nessun reclamo! Mai nessun problema! Se ti porto una cosa da mangiare ci puoi scommettere che è buona, magari non deliziosa, freschissima, d’accordo! Ma buona!

Certo con tutto quello che ti va rampinando lo Stato… L’ultima: ora pure la tessera per il parcheggio devi pagare! Che una volta non ce la voleva mica! Gli avanzi che prima buttavamo via in due giorni, poi li abbiamo tenuti tre, poi cinque, ed ora, beh, ora andiamo col vecchio metodo dell’assaggio e dell’esame visivo. Che è pure il meglio.

Lo so che pare brutto oggi, ma gli altri fanno peggio e non ve lo dicono! Non do nulla da mangiare che non mangerei io stesso, garantito! E ci potete scommettere che sono l’ultimo a mangiare una cosa che servo! Quando chiudo, la porto a casa e ci faccio lo spuntino. Guardate che panza!

Una volta ho mangiato una trippa di cinque giorni! Cinque! E che m’è successo? Niente! Ecco che! Niente! Un po’ di acidità per via del pomodoro, ma io sono debole di stomaco da quando mi hanno operato alla cistifellea. A uno normale manco l’acidità gli veniva!

Ora mettono le scadenze pure sui biscotti… e che sei scemo che non lo vedi che sono ammuffiti? Bah! La gente si fa trattare da scema! Crede a tutto! Tranne che alla sincerità! Ve lo dico io! A me non mi danno retta!

Ma da me il vero problema però sono diventati i gatti! Qua me la sono cercata, ci sta da dirlo, perché quello che non si può dare da mangiare a un cristiano io lo do alle bestiole. All’inizio c’era un gattino, gli davo il latte, tutte le sere, poi sono arrivati in due, poi in sei, poi in venti, ora è un continuo, sulla strada è pieno di feci. Che devono fare poverini? Pulisco, ma non arrivo, e più ne assisto, più ne appaiono, pare che non finisca mai. Ma chi si prende cura di loro se non ci sto io?

La gente chiacchiera, chiacchiera, ma poi li fa persino castrare per tenerli in casa! E mica è corretto! A te piacerebbe essere castrato? No! E allora? Ma ognuno fa le cose come gli pare qua… fanno finta di niente! Dicono che amano gli animali, gli danno un nome bellino, li trattano da “figli”… Poi però nel mio locale non ci vengono e a casa ci hanno il gatto senza cetriolo.

Tornando a noi, il fatto non è tanto che cacano, ma l’odore dell’urina. Da dentro il locale non si sente, ma appena esci c’è da ammetterlo, è molto forte. Povere bestiole! Mi fanno una tenerezza! Non smetterò comunque di dar loro da mangiare fino a che non chiudo! Parola!

Il punto forte del posto una volta era la spinatrice, ma pure lei, col tempo è andata peggiorando, non ho più i soldi per cambiare spesso i tubi, come mi piaceva a me, la tenevo che era un gioiello! Una Ferrari! È ancora eccellente eh! Discreta, dai! Siamo onesti! Ma mi fulminino se non mi bevo una pinta con voi! …E io alla birra ci tengo! Ma ve lo devo dire, alle volte il fusto non lo cambio… è che non va sempre via entro tre giorni, come sarebbe consigliabile. Che ci devo fare? La gente da me non ci viene! Si vanno a far fregare dagli altri.

A un certo punto mi avevano proposto questa cosa di vendere liquori falsi, la gente non lo dice, ma si fa! Sulla costa sennò come fanno a campare in quei locali alla moda? Gestiti così male! E nessuno si accorge di niente. Almeno fino al mal di testa il giorno dopo. Eh, ma tanto rimane una cosa da raccontare tra amici… una bravata! Visto quanto ho bevuto ieri? Oggi sto a pezzi! E invece è che sei stato avvelenato.

No! Io mi sono categoricamente rifiutato! Se vendo un JB che non è JB allora lo dico! “Questo non è JB!” Che secondo me la sincerità è la prima cosa nel commercio! Qua tutti mentono, infiorano, ed ecco come va il paese.

Se tutti fossero come me! Se tutti dicessero le cose come sono! Pane al pane, vino al vino. “La frittata di salvia di quando è Polife’?” “due giorni cavaliere! La vuole lo stesso?” il paese sarebbe diverso! Quelli che vendono liquori falsi invece mi hanno minacciato, hanno fatto un macello! Deve essere una specie di mafia!

Ah ma io non ho paura! Glielo ho detto! A tutti lo dico quello che andate facendo! Criminali! Approfittarvi dei poveri clienti, dei cittadini! Bravi! Rovinando la ristorazione! Il mestiere più antico e dignitoso del mondo! Pure gli etruschi ce li avevano i ristoranti! Io sarò ignorante, ma la gente…!

Così va il paese ora, invece! E che non li ho visti io i nostri poveri avvocati di provincia mangiare carni avariate? Vendute come pregevoli tagliate! Che ne sanno loro? Che stanno sempre in mezzo a scartoffie, poveretti! Si fidano, pensano che tutti sono dignitosi e onesti come loro al mondo!

Qualche volta li ho pure avvisati, eh, ma boh, sarà per la mia voce roca, l’occhio di vetro che spesso va per fatti suoi o che mi puzza il fiato per via della cistifellea, niente! Non mi hanno mai preso sul serio!

Anzi! Mi hanno trattato anche male, con sufficienza proprio! Come se stessi molestando! Che avrò detto?

Ricordo un caso. Stava accompagnato con una bella donna, una mora sulla quarantina, ho fatto i complimenti! Sono di famiglia modesta, ma la so la buona creanza, io. Manco uno sguardo l’avvocato! E sì che da lui faceva pratica mio nipote. “Guardi che quella carne non è mica buona, eh! Glielo dico io avvoca’…” Arriva il cameriere del posto e mi allontana. L’altro nemmeno un cenno di saluto, niente. Ha continuato a parlare con la compagna come se nulla fosse e non esistessi, non mi conoscesse. Io lo dicevo per lui!

Che mi frega, al cesso il giorno dopo ci stavano loro! Se venivano da me li trattavo da re! Mica no! Rispetto a lì… sicuro!

Ma non ci viene tanta gente. Deve essere per via del fatto che la gente è pigra qui dalle nostre parti, non cammina manco dieci minuti, specie per una vecchia strada buia, e sì che sto appiccicato al centro eh! Pigli il decumano e tiri dritto! Prima del ponte che esce dalla città ci sto io! I romani mica erano scemi… tutto ordinato era!

Beh, continuando con la storia, che poi io divago, lo so: il giorno dopo aver litigato con quelli dei liquori mi sono ritrovato il vetro rotto. Sarà un caso! Ma mi sono un po’ insospettito. Con questi chiari di luna ho pure dovuto spendere per ripararlo; quasi quasi lo volevo lasciare come stava, ma se poi qualcuno si fa male? Il cliente viene prima di tutto!

Se fosse stato a casa mia lo avrei lasciato com’era, crepato! Basta fare attenzione, non sbattere la porta… mia moglie è delicata poi. Ma al locale, con Olga, che sbatte tutto, rompe tutto… meglio non rischiare, dai!

Insomma pur di cercare di fare qualche soldo avevo deciso di fare una bella brochure di quelle che vanno ora… la pubblicità è l’anima del commercio si dice. Mi sono rivolto a un grafico pubblicitario. Gli ho detto che ci volevo mettere tutto quello che ho messo qui sopra, no? Ma specie la cosa dello Stato Ladro, e quello mi ha detto di no!

Alla fine ci ho dovuto rinunciare, non mi ascoltava, tutto quello che volevo dire non andava bene! Questo no! Quest’altro no! E che ci metto? Eh! Mi voleva far mentire! Dovevo pure cambiare nome al posto! E chi se la piglia la responsabilità di dire che sono un fenomeno in cucina? No! No!

Ma dovevate vedere che menzogne!!! Belle e buone! “Affascinante e suggestivo locale nel cuore del centro storico di … e bla bla bla!” Ma che affascinante e centro storico? Ma se sto fuori mano… e che la gente non se ne accorge? Quando arriva? Che sto in una zona mezza deserta? Certo è centro… ma non è centro centro… non so se mi spiego. Bisogna essere corretti, oh!

E poi affascinante.. suggestivo… con le luci al neon e le pitture di un amico morto suicida… Io lo volevo dire! Che era morto l’amico mio, almeno la gente capiva perché le tengo, sennò magari pensano che non ho gusto. Pure a me mi piace Caravaggio, sa’! Pure se ci ho un occhio di meno e la profondità non è che la vedo tanto. Ma mica so’ amico di Caravaggio io! E magari!

“Cucina tipica e specialità locali!” ci siamo pure vicini, ma non è meglio dire: “Cucina mia moglie come farebbe a casa?”, no! Non le capisco queste frasi sibilline. Dovunque ti dicono certe cose oramai che non ci capisci più un cazzo! Scusate. Creme, spume, riduzioni…? Bio, chilometro zero? Ma che è cosmetica, chimica, fisica… o cucina?

Poi voleva fa’ le foto… io gli dico: “Le porto io le foto!” Non andavano bene! Viene lui: “Ecco il locale!” faccio io. Inizia ad armeggiare, con un sacco di luci, lampade, ammennicoli, trabiccoli. Lo faccio fare, tutti scatti dal pavimento, dal soffitto, co’ la scala, boh! A che servirà! Poi vedo le foto …e non pare per niente il mio locale!

E queste me le chiamate foto? Che non ci si capisce niente? Pare di stare a Parigi? Se facevo fa’ un quadro a un cieco veniva meglio, somigliava di più! E a che serve una foto così? Riescono a mentire pure con le foto oggi! Che poi scusa, uno arriva e manco lo riconosce il posto… No, no, no, non ci siamo proprio! Uno pensa di andare da una parte e arriva da un’altra. Scusate, ma… pensa che sotto mano ci ha ‘na bella fica… e invece arriva ‘na vecchia sdentata…

Insomma ho dovuto lasciar perdere! L’ho pagato, ma gli ho detto che non si lavora così! Secondo me la sincerità e l’onestà sono la prima cosa, in tutto, ma specie nella ristorazione. Ma pare che sono l’unico a pensarla così.

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