Un’Europa Migliore

Impariamo da questa tragica disavventura! Mettiamo a frutto la sofferenza!

Costruiremo il paese ideale, prendendo da tutti se non il meglio; realizzeremo il nostro caprolavoro, così come realizzò il suo trionfo di maestria bellica Napoleone a Waterloo, quel fatale dì di giugno, all’otto del quindici diciotto.   
Pugnaleremo ogni ingiustizia sociale alle spalle, con fiero coraggio di brigatista basco; avremo doti morali, qualità spirituali, beni materiali, ci sarà tutto per tutti come in una bella favola comunista. L’Utopia nasce qui, oggi, attingendo dal nostro comune e immenso serbatoio culturale, grecoromano, celtogermano, giudeocristiano, arabosardo.      
Opereremo d’ora in poi con completa affidabilità italica, fuori dal palco, nella penombra di una concorde modestia anglofrancese, e in una efficiente e armoniosa organizzazione ispano-portoghese.
Diverremo tutti ricchi avvalendoci di oculatezza greca, generosità svizzera e flessibilità austriaca.
Studieremo ogni problema e materia con precisione albano-kosovara, accuratezza romena, innovazione e creatività macedone. E diverremo sofisticati come norvegesi, passionali come i danesi, significanti come i belgi o gli olandesi, insomma, unici come i croati o quegli altri preziosi slavi là attorno.       
E no, non taceremo più! Con tatto scozzese e candore teutonico, diremo la nostra, con tutta l’autoritarietà di un moderno maschio svedese etero e la canteremo chiara e a gran voce, al mondo con stentorea comprensibilità di maltese.
Alla fine ci ameremo tutti, ci ameremo con tanto calore islandese, in una socialità elegante come un pub di tifosi gallesi la domenica, tutti sempre sobri e sensati come finlandesi d’inverno e morigerati  e discreti come polacchi incastrati in un tipico e proverbialmente sontuoso festino ucraino.        
È così che impartiremo al mondo intero la nostra definitiva lezione di civiltà, se prevarremo, prevarremo come vietnamiti, se saremo sconfitti, idem! E dove non arriveremo con le nostre sole forze, attingeremo altrove, imparando sempre dai migliori.      
Non lasceremo nessuno indietro, come avviene nella compassionevole società d’America ove giustizia già regna; perfezioneremo le nostre qualità morali, imitando non solo i suoi irrinunciabili puritani, ma anche i miti, i pii, i devoti messicani. Vedrete che alla fine ci riusciremo, diventeremo onesti come russi e sinceri come cinesi, o viceversa, cristallini.   
In una forte economia nazionalizzata di stampo venezuelan-boliviano, stamperemo preziosa valuta argentina a bizzeffe, e si sconfiggerà ogni male, anche quelli fisici, specie applicando le rigorose norme igieniche indiane, giù nei puri lavacri sacri del Gange, da dove adotteremo anche l’incorruttibilità tetragona di funzionari e burocrati.      
Lavoreremo con infaticabile laboriosità giamaicana e possente operosità cipriota, difendendo il frutto del nostro sforzo con tutta la marzialità costaricana.      
Dovremo sopportare? Sopporteremo con pazienza australiana! No, neozelandese! Dovremo resistere? Resisteremo con caparbia ostinazione fiamminga e opporremo la strenua difesa del poderoso e temibile Liechtenstein esempio di moralità come tutti i paradisi fiscali. Dovremo scaldarci? Canada!   
Modernità innanzitutto, come nella frenetica Praga! Difenderemo i diritti della donna con femminismo nipponico, quelli dei gay con sensibilità bulgara e sistema penale saudita, accaparrandoci tutti i competenti e arguti giudici del sottile Bangladesh, fonte preclara di profonda tradizione giuridica. In tutte le case, immigrazione nigeriana e cori irlandesi!    
Tutto funzionerà come un orologio taiwanese, il traffico del Cairo, il partecipativo sistema politico persiano… Insomma, in placida tranquillità siriana, avremo tempo di adottare e goderci i virili costumi sessuali turchi, e con indomito orgoglio filippino, grideremo liberi e indipendenti come il Baltico: questo è il paese che sogno! Questo è il mondo che sogno!

(Visited 40 times, 1 visits today)