Uomo di Vetro

L’unica cosa che mi viene in mente di pensare, è che quella perdita grave mi trasformò. Il giorno dopo, ero stato steso sul divano con la tv accesa senza guardarla tutta la notte e senza aver mai chiuso occhio, andai a radermi e dinanzi allo specchio trovai solo la metà di me.

Il mio volto era segnato esattamente a metà, in verticale. Una linea netta lo solcava spaccandolo in due e lasciando visibile solo la parte sinistra. Metà fronte, poi mezzo naso, diviso sotto la narice, un solo foro evidente, metà labbra, metà mento, e il tutto proseguiva giù giù per tutto il corpo. Metà di tutto.

Per un momento mi spaventai, ma non sentivo dolore, non percepivo niente di anomalo, e l’altra parte era ancora lì a guardar bene, a tutta prima era invisibile e la sentivo attutita, ma c’era. Era come di vetro. Il mio occhio destro vedeva, non ero orbo, vedeva anzi, perfettamente, avevo una mano destra, la mossi, non la sentivo tanto, ma era lì, anche essa e anche essa come di vetro, perfettamente trasparente, addirittura elegante, a pensarci bene. Si muoveva sinuosa e mimetica, lasciando vedere attraverso come l’acqua immota di uno stagno puro. E poteva agire come sempre aveva fatto, afferrare oggetti, adoperarli, l’unica differenza forse era che non sentivo troppo il tatto.

Rimasi a guardarmi per un po’, era veramente strano! Ero mostruoso, non sapevo che fare, la mia parte normale voleva urlare terrorizzata, rifiutare quel cambio così drastico e innaturale, sì, la parte sinistra avrebbe voluto analizzare, investigare, avrebbe per esempio voluto vedere di fianco se magari ero così orrendo da mostrare nella trasparenza gli organi interni e le ossa, il sangue, il rosso tiepido di cui l’uomo è composto mentre vive, il cervello grigio. Invece lasciai correre, non feci proprio nulla di tutto ciò. Forse era la parte di vetro a tranquillizzarmi, era me anche essa dopo tutto.

Mi guardai per un po’, incuriosito, ma placido, e sorpreso dalla mia stessa calma, poi mi vestii e uscii come se nulla fosse.

Notai che tutti mi guardavano. Dovevo essere proprio uno spettacolo, ma continuai anche davanti a loro come se tutto fosse assolutamente normale, anzi, tenevo il guinzaglio del cane con la destra, proprio per avere un’aria naturale e disimpegnata.

“Sì, la destra è di vetro”, “la sento strana, non ha quasi sensibilità, ma per il resto è perfettamente normale”, “no, non credo che andrò da nessun dottore, rimarrà tutto così, una vita nuova”. Dicevo ai pochi che osavano parlarmi apertamente della stranezza. La gente, si sa, non è discreta, ma timida sì.

Come era da immaginare, si abituarono tutti. Ero l’uomo a metà. A mio modo affascinante, a mio modo elegante, ma non permettevo che ci fosse ressa per conoscermi, non consentivo di far di me stesso un fenomeno da baraccone. Gli amici erano sempre quelli, i conoscenti, idem, gli amori lo stesso.

Col tempo notai che la mia parte destra aveva la sua da dire, non era una mera trasparenza, una sorta di “diminuzione” di me, ed iniziai a usarla. Davanti a qualunque situazione difficile prima di reagire come avrei fatto un tempo, interpellavo la mia metà di vetro, che se ne usciva sempre con un punto di vista sorprendentemente originale e saggio, distaccato.

Un nuovo amore? “E cosa sarà mai? È una persona come ogni altra anche lei, con le sue paure, le sue meschinerie, sei convinto di distinguere bene tra ciò che senti come attrazione fisica e ciò che lei davvero rappresenta nella tua vita?” E a pensarci bene aveva ragione! Cos’è l’amore, se non un’illusione? Un esorcismo alle nostre paure di solitudine. Abbiamo della creta tra le mani e costruiamo noi il feticcio su cui poi proiettiamo i nostri desideri, le nostre aspettative. No! Quella persona, così come la vediamo non esiste, esiste solo nella nostra testa. E nella mia metà sinistra.

Un amico mi tradì. Ero furibondo. Sono sempre stato collerico. Ma fu la mia parte di vetro a rasserenarmi e mettere a nudo il punto della faccenda. “Quanto deve essere disperata una persona che tradisca un amico sincero come te? Quanto grandi le sue paure, le sue frustrazioni? Te la senti veramente di essere adirato con qualcuno che si senta così inferiore a te da deluderti pur di chiarire che non è al tuo livello? Devi volergli bene lo stesso, dalla distanza.” Aveva proprio ragione!

Sul lavoro non andava, non andava proprio! Era sempre stato così, ma il suo punto di vista mi aiutò ancora una volta. “Il fatto è che non stai facendo quello che ami! È veramente difficile battere qualcuno che fa ciò che ama, ma altrimenti? Ecco quello che succede! Infelicità, scarsi risultati…” Presi coraggio e cambiai lavoro! Vissi più modestamente, ma ero più felice.

Forse felice è una parola esagerata, che si usa con troppa disinvoltura o con troppa prudenza, certo non faccio salti di gioia, se è questo che uno intende, non sono un “esagitato”, ma mi sento fermo e placido, sicuro di me e cristallino.

Col tempo infatti riuscii a fare diventare di vetro anche la mia parte sinistra. Oggi esisto appena, appena visibile, completamente di vetro. Sono un essere elegante, senza bisogni, senza aspettative, senza rancori e meschineria.

Oggi sono l’uomo di vetro, sono riuscito a farmi dimenticare da tutti, non rifletto nulla allo specchio e la mia mente è pura, le mie azioni attraversano il mondo senza modificarlo o urtarlo, ed osservo tutti da vicino, ma al contempo da una distanza siderale, senza turbamenti.

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