Vademecum per la realizzazione dell’arte cinematografica italiana

Quando il buon vecchio e stantio (che sia stantio!) dagherrotipo sequenziale a motore peninsulare si mette in azione, alcuni principi vanno rispettati categoricamente, che, come da antica tradizione, qui si fan le cose a stampo e di maniera da sempre!

Ecco un breve opuscolo, utile specie per reperire sonanti sovvenzioni di Stato.

 

I. Come porsi e principi generali

In primo luogo s’ha da parlare sempre da una certa altezza, s’è artisti (cari agli Dei) e non gente comune; l’arroganza conferisce sempre autorità, specie a chi non ne ha.

Il pulpito è tradizione irrinunciabile del posto, anche laica! Usatelo! Va chiarita da subito la distanza tra chi è stato al di qua, e chi sta al di là dello schermo. Siamo tutti uguali, ma anche no! (Neanche a dirlo, coi potenti s’è zerbini!)

Tenere presente che la gente va -e deve andare- al cinema per essere istruita e maltrattata, questo è quello che cerca, e non per perdere il tempo in altro modo più piacevole e divertente (e se lo fa ci sono gli squisiti cinepanettoni locali, vero livello culturale di paese e popolazione, ma si faccia finta di nulla).

Si deve chiarire subito che Hollywood fa cagare e Terminator (per esempio) è un film orribile (rimproveri saccenti e risolini di sufficienza a chi non concorda. È utile ricordare l’espressione: “bada bene”, quando si parla).

Ricordare il semplice brocardo: la noia è cultura, la creatività è ripetitività, la lagna è arte.

E ripeterla ogni giorno di primo mattino (o quando ci si sveglia, che per chi non lavora non è il primo mattino) davanti a un’immagine illuminante come il volto schifo di D’Alema, per esempio, ottima espressione, da imitare.

Lanciare accuse e rimproveri, che all’italiano piace sentirsi in colpa e ci casca sempre.

 

II. Punti per un sano atteggiamento mentale

Nessuna, assolutamente nessuna opinione che non compia i requisiti del politicamente corretto e che non possa essere considerata alla moda e fica va assolutamente mai presa in considerazione.

Per avere un canovaccio su come riconoscere un’idea utilizzabile da una che non lo è si uniscano i punti numerati dietro al foglio e si veda il disegnino esplicativo che ne deriva (di rigorosa origine socialista spagnola, invero) oppure, con più impegno, leggansi i punti qui di seguito:

1. Tra forte e debole sempre parteggiare, e con falso attivismo, per il debole.

2. Preferibilmente adeguarsi alle prese di posizione della sinistra Europea e in alcuni casi dei Democratici USA, paese che per il resto va biasimato (v. punto precedente).

3. Rispetto per l’Est Europa e la sua storia, specie sovietica, essa può essere criticata solo con dolore e contrizione, come un buon esperimento purtroppo non capito e fallito per la grettezza umana (seguono lagne, lacrime, accuse! Vittimismo).

4. Rispetto emotivo per ogni minoranza (vedi punto 1) e cultura del mondo e i diritti delle etnie di ovunque. Conseguentemente ammirare la saggezza tradizionale, ma assolutamente non il tradizionalismo, si è e ci si deve definire progressisti!

5. Ostentare battagliera partecipazione per la difesa dei diritti di: animali, donne, minori e omosessuali ed in questo ordine di importanza se donne; donne, animali, minori e omosessuali, se uomini (glissare assolutamente sul conflitto che potrebbe sorgere dal rispetto delle culture che non rispettino tali categorie). La difesa dell’ambiente è utile anche per altro (v. punto 7) ma ci sta sempre bene.

6. Essere laici, ma anche spiritualisti e con senso del sacro. A tal fine, per essere atei alla moda, è bene ostentare rispetto per tutte le religioni –non si hanno tutte le risposte- riservandosi di criticare in modo feroce e scontato solo quella di appartenenza, e specie la sua emanazione ufficiale (senza eccedere e andare sul personale, però, dato che a volte danno contributi in danaro anche loro e in Italia ti possono fare un culo così. Bisogna solo apparire coraggiosi, e non anche esserlo).

7. A fini “spirituali” ricorrere al concetto di Natura (o Cosmo) e salvarsi così dall’accusa di aridità e un eccessivo materialismo (ci si imbonisce anche il Santo Padre che ormai non rappresenta più una religione determinata, ma una specie di Principio Universale, Logos greco, che s’applica a tutto e tutti).

8. Tutti coloro che non seguono lo schema mentale che qui si propone possono essere disprezzati senza limiti e decenza, sbeffeggiati, derisi e infangati, ma sempre affermando il bene del pluralismo in modo esplicito. Specie sono da disprezzarsi i militari (i guerriglieri non rientrano nella categoria. Anzi mettete un peshmerga qua e là nelle vostre opere, v. infra).

9. Il prolungato ’68 italiano (1968- 11-10-2001) è sempre una risorsa ed è sempre attuale! Chi vi ha partecipato, anche cattolico, è un maestro e un eroe. Contestare è bene, e non si contesta chi contesta (tengasi anche presente che contestare non costa un cazzo e fa scopare assai, cosa che piace a tutti, ma per la quale ci vuole un pretesto).

10. L’esimente cattolica può essere giocata solo rispetto all’aborto.

11. Il lavoro va celebrato, ma al contempo evitato come la peste e la fatica o l’impegno, peggio!

Seguendo tali indicazioni è pressoché impossibile sbagliare: il Ministero sgancerà i dobloni. Ad ogni modo si sconsiglia di prodursi in interpretazioni personali spesso forvianti e si raccomanda di accettare tutto il pack a testa china: laicismo, femminismo, ecologismo, etc.

Ovviamente si deve anche lavorare assai di lingua sulle natiche! 

 

III. Cenni di estetica

È importantissimo che la realizzazione estetica dell’opera comprenda sempre:

1. Soggetto impegnato: sempre un problema sociale, meglio se minoritario e ignorato dai più (l’accusa di ignoranza paga sempre).

2. Una scontata promiscuità sessuale, ma non eccessivamente esplicita per non urtare troppo la decenza e il pudore dell’istituzione del punto 6 di sopra. (La fregna, ovvio, ce la vuole, ma deve essere avviluppata per esempio in una nuda eleganza manierista rinascimentale.)

3. Quindi, una scena di sesso più che altro composta di baci passionali, personaggi che ansimano e sospirano profondamente, a simbolo di una attrazione erotica bestiale e desiderio incontenibile (ognuno attinga per la situazione concreta ad esperienze di vita vissuta, tra cessi e vicoli, non è difficile avendo speso l’esistenza tra locali, party e lezioni di università dove non è necessario studiare). A volte si richiede durezza e si tollera un assai provocativo pompino di stampo spagnolo, ma attenzione a non strafare questa non è la Spagna.

4. Colori: seppia, grigi, paesaggi (urbani grigi, natura riarsa, o rigogliosa, ma sempre generosa madre maltrattata). Umidità varie e nebbie. Caffè.

5. Musiche: evitare il Metal, è cafone! Fermarsi al rock di tossici e al punk. E comunque usare molto contrasto in modo da disorientare i sensi (è l’unico dinamismo concesso e solo perché umilia la banalità dello spettatore). Tanto Vasco. Cicale. Musiche autoctone, e lagne varie.

6. Sempre: un personaggio che perda la pazienza, un bello e dannato, uno che discuta con la Chiesa o un suo emissario-rappresentante (o una bestemmia a piacimento), una ragazza timida e delicata (questa deve essere una gran attrice, ma è l’unica a non interpretare se stessa) un guerrigliero (un peshmerga è oggi apprezzatissimo) o simili rivoluzionari, o turbolenti idealisti meglio se magrolini. Qualcuno deve piangere, meglio se maschio.

7. Citazioni di vivere italiano comune: casa-famiglia, dialetto del posto, la piazza, il gelato o altro elemento gastronomico, caffè, il sud! La mafia!

8. Mai! Mai i muscoli, o un personaggio virile, al massimo bellezza di volto ed occhi scuri, enigmatici e sottili, ma mai i muscoli! I duri parlano romanesco, ma non hanno muscoli (o panza, o giacchetto di pelle e barba di tre giorni). Per le scene più violente ricorrere alla mafia e al realismo vecchia scuola (ma senza spingersi a usare cadaveri veri). Mai effetti speciali (Hollywood fa cagare, badare bene!)

9. Un discorso moralizzatore di politica, un monologo spocchioso e noioso, un dialogo con paccottiglia filosofica, una lezione di vita a scelta. (L’amore non esiste, la fedeltà coniugale è borghese, i valori medi sono stantii e noi ci piace contestarli, etc. stronzate trite del genere).

10. Abusare della fotografia! Della tecnica! Come da imperitura impostazione nazionale ove la tattica la mette in culo alla strategia, sempre. E manovrare con lentezza esasperante, cinepresa, storia, dialogo… qualunque cosa. La lagna! La lagna! La lagna!

11. Insensato citazionismo a palla! Nessuno potrà darvi degli ignoranti, anche se oltre alla citazione non sapete un beneamato cazzo del citato, dato che avete quarant’anni e avete passato la vita allegramente tra scopate e bevute, senza mai stare chiusi a casa a studiare.

12. Separare bene e male con la motosega e in modo tetragono e scontatissimo, ma tenendo sempre presente che Hollywood, invece, fa cagare e che i valori non elencati in questo vademecum (i maestri dicevano “borghesi”, bei tempi) vanno derisi e sbeffeggiati e sono ipocrisia pura.

13. Il lavoro e i soldi si danno solo a coloro che: avendo abbastanza anni hanno aderito al ’68, e coloro che, meno attempati, ancora ne sostengono l’utilità e la grandezza.

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