Vendetta!

Grazie alla morale cristiana (per una volta non è ironico) si sentono spesso frasi di sufficienza, o di superiorità, rispetto al concetto di vendetta: “non mi abbasso al suo livello”, “il perdono…”, “mi metterei sullo stesso piano di…”.

Fino all’epoca di Dante, o immediatamente prima (V. l’episodio di Geri del Bello), la vendetta era normale amministrazione della giustizia anche in Italia, se non erro interpolatasi per mediazione delle popolazioni nordiche, che non avevano sviluppato un vituperando diritto pubblico come quello romano (il massimo dello schifo, checché se ne dica).

La vendetta è stata spazzata via dalla nostra forma mentis! Un mondo di vendicativi sarebbe, certo, un massacro, bene così quindi!

Ma una cosa è l’aspetto funzionale, un altro quello che davvero uno sente dentro di se a seconda delle sua inclinazioni anche caratteriali, ma specie della conformazione di primate, evoluto sì, ma ancora in lizza per la sopravvivenza e l’affermazione di se nel mondo.

Sulla vendetta, con lo scopo di scartarne l’opzione e la validità, si affermano concetti poco precisi, a mio avviso.

Una cosa che pochi, mi sembra, hanno presente è che la vendetta non ha nulla a che vedere con perdono e pentimento delle rispettive parti. Sono delle categorie che non si escludono affatto a vicenda.

Un torto subito, qualunque esso sia, dovrebbe sempre essere vendicato. Non importano i modi e i tempi, ma nessuno dovrebbe tollerare, dinanzi a se stesso, di aver subito qualcosa senza aver reagito in modo tale da affermare la sua personalità fronte a quella di un altro sapiens, che la voleva schiacciare.

La vendetta questo è: affermazione di potenza dinanzi al simile (e poi alla società). Chi non si vendica è impotente e perdente rispetto a un altro esemplare. Siano quali siano le motivazioni che adduca: ha subito e non ha reagito, per incapacità!

A tutti i torti si dovrebbe reagire senza altra opzione possibile! Non ci deve essere altro scopo nella vita che l’affermazione di se! Tutti dovrebbero essere formati in tale categorica impostazione.

Non c’è nessuna, assolutamente nessuna ragione per poter affermare che un nostro simile abbia “più diritti” degli altri (possa permettersi di fare con noi quello che preferisca, il suo comodo) e che ciò vada tollerato.

Uno può anche “perdonare” il soggetto e il fatto, senza dubbio: non sentire più  ostilità o rancori, e incluso sviluppare affetto, stima, amicizia, amore, per l’aggressore. Cionondimeno deve sentire il dovere, verso se stesso, di ristabilire le posizioni e tornare ad essere lui il dominante, vendicandosi.

Personalmente mi vendicherei sempre e comunque di qualunque torto, mancanza di rispetto, umiliazione, attacco, etc. subito in vita, non importa quanto tempo sia passato, non importa se essi non siano più rilevanti e “superati” nell’economia della mia esistenza, lo sviluppo della mia biografia. Ho chiaro di avere il dovere verso me stesso di affermare la mia potenza assoluta sull’universo, o contemplare la mia sconfitta. Non esistono altre parole e stadi! E non c’è nulla di peggio che perdere!

Il comunicare agli altri questo dato (di essere estremamente vendicativi), è anche un buon fattore di deterrenza, dato che ci si deve arrendere all’evidenza etologica per cui l’animale si comporta a seconda della propria forza e delle conseguenze che pensa di dover patire per le proprie azioni, essendo incline a “prendersela” con gli animali che crede di poter dominare e da cui crede di non avere nulla da temere.

Tutti devono sapere! Si dovrebbe gridare: “sappiate che se mi fate un torto passerò la vita a cercare di vendicarmi e farvi più male di quello che ho subito!”. Di sicuro molti cercheranno una preda meno ostica.

Ci si deve vendicare sempre, anche controvoglia, di tutto, dinanzi a tutti, senza eccezione: amici, fratelli, parenti, sconosciuti, imbecilli estemporanei; e non si deve mai pensare di “starsi abbassando”, perché non c’è nulla di male a parlare un linguaggio comprensibile a ciascuno a seconda del caso. Niente, assolutamente nulla va lasciato passare impunito! Nemo me impune lacessit! La vendetta non è un mezzo per ottenere una soddisfazione, è uno scopo!

La “superiorità”, ammesso che davvero esista, non presuppone affatto di dover subire, e di non poter, a volte, confrontarsi con gli “inferiori”, ristabilendo le posizioni nella maniera adeguata alla situazione. Qua nessuno è speciale! Vivere è anche grufolare nella merda come porci in brago, e anche il più inclito di noi è uno scimmione che caga e che deve abbassarsi a pulire cessi.

A ogni schiaffo, per lo meno due schiaffi vanno restituiti sempre! Anche a una persona che ami! Anche controvoglia, anche soffrendo!

Non sia mai che (nel dubbio, meglio non correre il rischio) il nostro buon cuore divenga la via per il trionfo di un meschino, che non ci ripaghi con affetto sincero, ma solo simulato e sotto sotto se la rida della nostra ingenuità.

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