Vicende del Matrimonio

*Oggi un pezzo “su commissione”

Tutto inizia con il fidanzamento, da “fidanza”, latino fidere, “aver fede”, dare e poter avere fiducia, potersi comportare, quindi, affidandosi all’altro e con quella piena libertà e sicurezza che la fiducia, appunto, ispira.
Ovviamente stessa origine ha la fede, quella che poi si metterà al dito dopo le nozze. In ultima analisi si rimonta, ovviamente, alla fides romana, grosso concetto e interessantissimo, sia giuridico che religioso, come era d’uso presso le culture risalenti, dove c’era spesso unione tra i due ambiti.
Fides è da confrontarsi con l’antico greco feithè, con radice fid e feid, da cui anche l’inglese faith, che si dirama nel senso unendo il “fidarsi”, il “persuadere”, e probabilmente (anche se non è certo) “l’avvincere”, il “legare”, dal sanscrito bandh, e radici bad, bid, fid, legare con nodi, in inglese bid, bond e belief.

E infatti se controlliamo anche il dizionario etimologico inglese, troviamo le necessarie conferme. Dal tredicesimo secolo faith, feith, fei, fai, “fedeltà alla parola data o una promessa”; “lealtà a una persona”; “onestà”, etc., dall’anglofrancese e dal francese antico, feid, foi  e dal latino fides radice indeuropea *bheidh-.

Si tratta quindi di una promessa, da pro-mitto, composto “avanti” e mittere, “porre” e “mandare”, nel senso di mettere in vista, porre sotto gli occhi, quindi assicurare con la propria parola un qualcosa che si è manifestato, che è esplicito.   

Da lì in poi ci si impegna a sposare, participio passato di spondere (participio: sponsare), “promettere formalmente e religiosamente”, “far voto” e “giurare”, corrispondente al greco spendein, “far libagioni” e quindi “promettere”, o “conchiudere solennemente”, “religiosamente davanti agli Dei”, verso i quali, testimoni, si fanno le offerte, le libagioni, appunto.
Ovviamente gli “sponsali” vengono pure da origine comune.
Anche in inglese la radice resiste in spouse (e non solo), tramite il francese antico, espouser, mentre in spagnolo esposas sono anche le “manette”.

Presso i romani, dinanzi alle famiglie, è in questa occasione che i fidanzati, quindi chi ancora non è unito in matrimonio, si davano la mano e si obbligavano a vicenda: la donna passava dall’essere sperata a essere pacta cioè “pattuita”, per divenire infine nupta dopo il connubio.

Il connubio, letteralmente vale “coprire”, e quindi metafora di andare a marito, giacché le spose romane si coprivano di un ampio velo di colore giallo durante le nozze. Dall’uso di velarsi, e dalla corrispondente radice, discendono anche lemmi come “nozze”, ma anche “nuvola” (che vela il cielo), “ninfa” e “nubile”.

Oggi il lemma più usato, oltre ai rimasti “sposalizio”, “nozze”, per descrivere generalmente l’unione tra due esseri umani (ormai non solo di entrambi i sessi) è matrimonio, evidentemente da madre, latino mater, e suffisso –monium, che è esattamente lo stesso dello “speculare” patri-monium. Letteralmente la radice della parola, indica lo scopo di figliare, divenire madri. Madre, forse, dal proto indeuropeo ma, lo vedemmo già altrove, di “misurare”.   

Dopo il matrimonio si diviene marito e moglie. Il primo è direttamente relativo “all’essere maschi”, a noi dal latino, maritum, da mas-maris (da cui pure il nome di persona, Mario, no?), radice che ovviamente deriva da una fondamentale e che si irradia per tutte le lingue, in inglese abbiamo male, come in francese, in spagnolo masculino o macho.

Moglie, invece, viene da mulier voce relativa al “mungere”, che valeva come generico “donna” in latino, parola che a sua volta (donna) viene da domina, e si è imposta in italiano, varrebbe  “padrona” (di casa o del cuore, perché no), come pure dama. L’inglese in questo differisce, dato che (pure lo accennammo) wife è imparentato con queen, mentre female, come femmina etc. sono originariamente relativi all’allattamento.

Moglie e marito formano la famiglia, latino familia, diffusosi ovunque (Francia, Spagna, Inghilterra, etc.) da famul, che va confrontato con faama, “casa”, dal sanscrito dhama e dalla radice dha, che in ultima analisi riporta al “fare”, col senso di ciò o chi “è utile”, “serve”, “fa”.

Il matrimonio, in ampia percentuale (Italia 25%, meno significativa che in altri, USA 53%, Spagna 61%), finisce in divorzio, voce comune in queste lingue e molte altre, dall’istituto giuridico romano, e da divortium, da divorsus e arcaico per diversus, composto da dis e vertere: “separarsi”, “andare ognuno da una parte”, appunto, “diversa”, come pure in “divergere”.
Era un istituto già conosciuto ai tempi di Roma antica, e diverso dal ripudio, che letteralmente stava per “spingere indietro”, quindi proprio respingere e rifiutare, dalla particella re (indietro) e una radice di movimento pud-pad, comune anche e per esempio a “tripudio”, da cui anche “piede” e che rimonta ultimamente all’azione dello “spingere”.

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