XV. Estratto da “Storia della Stupidità Umana” di Paul Tabori, Capitolo VIII Mito e Sogno, Par. IV, Parte II

Ma torniamo al diario.  

Man mano che gli omuncoli invecchiavano divenivano più ribelli. Prima erano soliti illuminare il loro padrone con letture discrete ed offrivano molti e saggi consigli. All’improvviso tutto cambiò. Il re voleva parlare solo di politica, la regina si interessava unicamente di questioni di etichetta; il minatore solo dei problemi del mondo sotterraneo. E se erano di malumore infastidivano il conte con dichiarazioni buffonesche e prive di fondamento. Il povero conte era abbastanza depresso. In una occasione ritenne di chiedere al monaco come avrebbe potuto procurarsi un manoscritto di Paracelso, andato perduto… e capitò un tremendo incidente. L’alambicco sfuggì dalle mani e si ruppe in mille pezzi, il monaco cadde al suolo e si ferì gravemente. Tentarono invano di salvarlo, persino i poteri magnetici del conte Thun fallirono e il piccolo monaco perì. Con cartoncino nero gli approntarono una bara e lo seppellirono nel giardino suo padre adottivo versò lacrime amare. Ma ciò non fu tutto. Un giorno Kammerer lanciò uno sguardo nello studiolo e notò con orrore che il re era fuggito dalla sua prigione di vetro, e che provava energicamente a togliere il tappo di quella della regina. Il segretario dette l’allarme, il conte arrivò alla svelta, ed insieme iniziarono la caccia dell’omuncolo innamorato che saltava da un mobile all’altro strabuzzando selvaggiamente gli occhi. Gli fu possibile acchiapparlo quando fu sfinito dalla fatica. E pure in tal guisa riuscì a mordere il naso del padrone procurandogli una brutta ferita.

Il proprietario della famiglia di omuncoli dovette patire un’altra delusione. Non riusciva a rassegnarsi alla perdita del monaco. Con l’aiuto del conte Thun iniziò un nuovo esperimento: si trattava di creare un ammiraglio. L’ammiraglio artificiale fu creato secondo tutti i crismi dell’arte, ma raggiunse appena le dimensioni di una piccola sanguisuga e perì in poco tempo. Qui il diario del segretario tace sugli sviluppi della storia. Non sappiamo come finì l’allevamento artificiale di esseri umani. Secondo l’almanacco occultista il conte Kueffstein cedette alle preghiere della sua consorte, profondamente commossa per il sacrilegio e dissolse la famigliola così poco naturale. Si ignora come lo fece e che destino diede loro.

E neppure conosciamo la risposta a un interrogativo della maggior importanza: tale fantastica storia, aveva un qualche fondamento? O fu una totale invenzione del segretario? E se si tratta di ciò, che intenzioni aveva? Gli adepti di Paracelso credevano nella veridicità di tutto il racconto: secondo esso Kueffstein aveva seguito le indicazioni del grande alchimista ed in tal modo aveva creato gli omuncoli di Paracelso. Altri, per quanto suoi ammiratori, consideravano molto avventurosa tale teoria sugli omuncoli. Era impossibile, dicevano, sfidare così audacemente le leggi di Natura. D’altra parte, arguivano, tutto indicava che le piccole creature altro non fossero che quegli spiriti elementari, che occupavano un posto così rilevante negli insegnamenti di Paracelso. Sono creature soprannaturali, ma transitorie: soggette alle leggi di Natura, esseri intermedi tra gli umani e l’autentico mondo degli spiriti.

Questa spiegazione è così chiara nella sua incomprensibilità che ci vediamo inclini ad accettarla; ma c’è un dettaglio che ci fa vacillare: la vescica di vacca con cui si tappavano i recipienti. Ricordo le antiche fiere, in Europa Centrale, che solevo frequentare da bambino, e Minimax, il diavoletto chiuso in un tubo di vetro, uno spettacolo che mi ha sempre attratto fortemente. “Minimax, fa il tuo dovere” ordinava il padrone, e il diavoletto si immergeva fino al fondo del recipiente. Nelle fiere francesi si dava al giochino il nome di diavolo cartesiano, anche se non si sa affatto se l’inventore sia stato Cartesio. L’essenza del trucco consiste nel collocare un giocattolo in un recipiente pieno d’acqua fino all’orlo, equilibrandolo affinché galleggi. L’interno del giocattolo è pieno d’aria, che ha assorbito grazie a un buco nello stomaco. Si chiude il recipiente con una vescica di vacca. Se uno preme la vescica col dito l’acqua spostata riempie la pancia del Minimax, aumenta il suo peso e il pupazzo di immerge. Quando la pressione scompare l’aria sposta l’acqua e l’obbediente diavoletto torna al suo posto d’origine.

Possiamo supporre, naturalmente che il conte Kueffstein trasse dall’Italia il giocattolo, e col fine di mantenere il segreto sul fatto ingannò il suo segretario. Ma come sarebbe possibile che uno degli omuncoli-Minimax scappasse di prigione e cominciasse a correre tra i mobili della stanza? Credo di aver trovato la risposta dalla tragica storia dei processi per stregoneria. Nel giugno del 1603 il Parlament de Paris, dettò sentenza contro una donna chiamata Marguerite Bouchey condannandola ad essere arsa sul rogo. La si accusava di tenere in casa propria un demonio famiglio e una mandragora viva, di cui aveva cura e che alimentava. Sottoposta a torture la sfortunata donna ammise che le accuse erano vere, il suo vecchio padrone le aveva regalato l’incubus. Era un ripugnante folletto, minuto, simile a una scimmietta molto brutta…

Il “re” innamorato del conte Kueffstein era probabilmente un acquisto realizzato in Italia, la scimmia ammaestrata di qualche artista di strada errante. L’abate Gelone non istruì il conte sui misteri delle scienze occulte ma piuttosto in merito a qualche trucco di magia. Lo sconcertato segretario fece ciò che normalmente la gente che diffonde la notizia di fatti misteriosi fa: colorò, aggiunse, esagerò quello che vide, o che è anche possibile che egli credette di aver visto un Don Giovanni minuto invece di una scimmietta maligna.

(Visited 80 times, 1 visits today)